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  Pensierivolanti Commenti sulla vita politica italiana, la sua politica economica e le prospettive future in Europa
 
Diario
 



22 febbraio 2007

E' una barzelletta

Che dire? niente. Non ho parole. Tutto andava bene, tutto procedeva sempre meglio e poi....
BRAAAAAAMMMMM.
Il disastro!!

Poi questa notizia mi ha fatto tornare il sorriso..
"Rifondazione comunista lancia un appello a tutti i militanti a manifestare in piazza domenica "la propria determinazione affinchè il governo Prodi vada avanti" L'iniziativa dovrebbe svilupparsi in tutta Italia per mettere il partito "in contatto con i cittadini, per parlare alla gente, al popolo dell'Unione e spiegare che Rifondazione non è Franco Turigliatto...""

E' una barzelletta. Sono sicuro che e' tutto una barzelletta 
Mi verrebbe da piangere, ma tutto quello che sta accadendo e' meglio di una barzelletta..




permalink | inviato da il 22/2/2007 alle 15:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


7 gennaio 2007

«Via le rendite, o l'Italia torna povera», dal Corriere, Tommaso Padoa Schioppa

Un articolo che colpisce al cuore e all'orgoglio. Spero solo che l'Italia non faccia Hara-Kiri cacciando chi sta lavorando seriamente per risollevarla.. Non parlo del governo Prodi e della coalizione.. parlo di Padoa Schioppa in particolare.. Una personalità a livello di quella di Ciampi..

"Caro Direttore,
tra le cose da cui mi sono staccato a malincuore nel prestare giuramento come ministro della Repubblica vi è il privilegio di un regolare colloquio con quelli che erano divenuti i miei lettori: alcune centinaia di migliaia di persone di cui sentivo, pur non conoscendole individualmente, la viva partecipazione alla vita civile dell'Italia, il desiderio di capire la res publica, la volontà di farsi un proprio giudizio su grandi questioni del mondo di oggi. Oggi scrivo come colui che cerca di rendere conto dei motivi della propria azione, non di offrire un commento.
Coi miei vecchi lettori vorrei condividere una riflessione sulla questione che più mi occupa: come riportare l'Italia dalla stagnazione alla crescita?
In sintesi, risponderei così: si ritornerà alla crescita solo se all'ansia della rincorsa, che ci ha sospinto per anni, subentrerà, quale spirito animatore, una ambizione nazionale. Desiderio di eccellere come Paese, fiducia nelle sue forze, sguardo lungo.

***
Sono passate due generazioni dacché l'Italia usciva — sconfitta, distrutta e screditata agli occhi del mondo — dalla guerra e dalla dittatura, due sciagure di cui responsabili ultimi furono gli italiani stessi, soprattutto i più colti e benestanti. Soffrivamo di una povertà che oggi osserviamo solo in Africa o in Asia: denutrizione, analfabetismo, diffusione di malattie mortali, case senza elettricità né acqua corrente, mancanza di lavoro e di elementare tutela nello stesso. Per decine di migliaia di toscani, abruzzesi, veneti, lucani la sola speranza era emigrare in Belgio, Francia, Germania, Svizzera o verso continenti lontani.
Nello spazio di due sole generazioni, gli italiani hanno realizzato — per merito loro e di chi li ha governati — una delle più profonde trasformazioni della loro storia: nel tenore di vita, nelle abitudini, nei rapporti personali e familiari, nella vita sociale, nelle istituzioni.
La trasformazione è andata di pari passo con la crescita economica, che per cinque decenni è stata superiore a quella dell'Europa in cui ci integravamo. In parte la trasformazione ha coinciso
con la crescita stessa: scarpe ai piedi, casa, elettrodomestici, automobile, figli alle scuole superiori e all'università, vacanze. In parte essa è stata consentita dalla crescita: pensioni, servizio sanitario universale, statuto dei lavoratori.

Parlo di crescita: un continuo aumento della produzione di beni e servizi, che permane attraverso le pause e le riprese osservabili nelle economie che crescono come in quelle che declinano.
L'economia non ha ancora risposto alla domanda che l'ha fatta nascere come scienza: che cosa determina la crescita? La risposta meccanica si limita a poco più di una tautologia: alla lunga — dice — la crescita è azionata da due motori, le forze di lavoro e la produttività. Ma la risposta non meccanica, che guarda oltre la macchina produttiva, è più profonda e non si racchiude in una formula algebrica: la crescita è un fatto della società, è voglia di costruire cose nuove, di guardare lontano, è fiducia nelle proprie forze, ambizione. Gli economisti parlano di «spiriti animali» ( animal spirits); ma Ulisse e Dante, al contrario, vi vedono l'essenza migliore dell'umano: «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza».
Lo spirito che soffiò nei primi decenni del dopoguerra e sospinse la crescita lo potremmo chiamare ansia della rincorsa. Dai vertici rinascimentali del benessere, della raffinatezza, della produzione artistica e scientifica, dell'eccellenza nel mestiere delle armi e della politica l'Italia era discesa nella mortificazione di offrirsi come campo di battaglia e terra di conquista per le dinastie e gli Stati potenti («Francia, Spagna purché se magna»), terra di cuochi e di cantanti da esportazione. Dopo secoli di declino, il secondo dopoguerra è stato la breve stagione in cui abbiamo riagganciato l'Europa prospera.

***
Da circa dieci anni l'ansia della rincorsa non basta più quale propulsore della società italiana. Entrambi i motori della crescita hanno perso potenza. Poche le nascite, poche le persone che partecipano alle forze di lavoro; l'immigrazione di mano d'opera non qualificata non basta a tenere su di giri il primo motore. Pochi investimenti, poca ricerca in sempre meno numerose grandi imprese, poche invenzioni, pochi brevetti italiani, poca flessibilità del lavoro nell'impiego pubblico e in quello privato: il secondo motore si è quasi spento. Soprattutto, poca fiducia, poca voglia di eccellere, paura di cambiare, rifiuto del rischio.
Abbiamo rallentato la capacità di produrre e troppi si aggrappano alla rendita. La differenza stessa tra produzione e rendita talvolta ci sfugge. È rendita quella del giovane che si definisce imprenditore, mentre sta consumando l'avviamento dell'impresa fondata dal padre o dal nonno. O quella del titolare di cattedra che da anni non fa ricerca, non pubblica su serie riviste scientifiche, e non c'è mai per gli studenti. O quella del contratto di lavoro inflessibile, sempre più in contraddizione con la concorrenza mondiale e col cambiamento tecnologico. O quella dell'impiego pubblico dove l'impiegato non può essere trasferito ad altro luogo di residenza, né a diversa mansione, e neppure a diverso ufficio, mentre spesso nessuno controlla se va o no al lavoro. Due mesi l'anno di vacanza per i magistrati; due giorni la settimana di servizio per i piloti d'aereo; tre-quattro ore d'insegnamento la settimana (per pochi mesi l'anno) per l'accademico.

Ci siamo perfino abituati a sprecare la rendita: pigri studi in campi che non danno né vera cultura né prospettive di lavoro; largo consumo di beni superflui; prolungate degenze in ospedale in attesa di analisi che non richiedono ricovero; consumo dell'ambiente naturale.
Nelle imprese, nelle scuole, nella pubblica amministrazione, nei laboratori di ricerca e nei tribunali, nell'università vi è un'Italia della produzione, del rischio, dell'eccellenza, che non si rassegna. La ripresa in corso è anche suo merito. Ma non illudiamoci: se non avviene un mutamento profondo, se questo altro Paese non prende il sopravvento, l'Italia ridiventa un Paese povero. Povero al modo europeo del ventunesimo secolo, certo. Non più la pellagra e la malaria, non più famiglie di otto persone che dormono in una sola stanza e hanno il bagno in cortile, ma nuove forme di analfabetismo e di desolazione, degrado dell'ambiente, trascuratezza del costume. Quasi nessuno sa la lingua del mondo (l'inglese) proprio come quasi nessuno sapeva l'italiano quattro o cinque generazioni fa. Ignoranza del computer e della matematica. Incapacità di scrivere in italiano senza errori. Povertà di beni collettivi, di trasporti che funzionano, di servizi pubblici elementari, di sostegni per chi perde il lavoro, di difesa del suolo e del paesaggio, incapacità perfino di liberarsi dei rifiuti. Soprattutto, povertà di prospettive, di fiducia, di stima di sé.

***
Invece è possibile che si rafforzi e prevalga all'interno stesso del Paese la spinta di chi vuole perseguire l'eccellenza, superare i migliori, fare dell'Italia un Paese attraente per scienziati, imprenditori, ricercatori di talento, artisti. Nel tessuto sociale vi è questa aspirazione, la si avverte ogni giorno. L'ambizione, il desiderio di una meta alta, la disponibilità al sacrificio sono presenti. Dipende da chi governa e insieme dalla classe dirigente animare e valorizzare queste forze, offrire un sostituto all'incentivo esterno che ci ha spinti per anni (le regole di Bruxelles, la paura di star fuori dall'euro, e via dicendo).
Chi governa deve essere oggi guidato da una ambizione sul futuro del Paese anche superiore a quella che gli stessi italiani sembrano in genere manifestare; deve allungare lo sguardo oltre l'orizzonte nel quale il quotidiano dibattito sembra volersi rinchiudere. Certo, non può dimenticare che in democrazia il sostegno dell'elettore è condizione per governare legittimamente; ma nemmeno deve dimenticare che ogni serio cambiamento — e di questo l'Italia oggi ha urgente bisogno — implica decisioni impopolari. Guai a identificare la legittimazione col responso quotidiano dei sondaggi. I sondaggi hanno più a che fare con la psicologia e le carenze affettive che con le istituzioni e la democrazia.
Chi nella società — in virtù della propria posizione o anche solo della propria personalità — ha influenza sui comportamenti e i giudizi degli altri, ed è perciò parte della classe dirigente, deve sapere che di fatto è anch'egli parte del governo del Paese; e che dipende anche dal suo giudizio che l'opinione pubblica distingua l'essenziale dal secondario, l'effimero dal duraturo, che l'ambizione di un Paese migliore divenga desiderio e comportamento diffusi."




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18 novembre 2006

Interessante passo avanti della sinistra nella comunicazione... grazie a Berlusconi

...ecco una cosa dove Berlusconi ha dato molto con la sua discesa in campo.
L'importanza della comunicazione del governo verso i propri elettori. Certo, per conquistarli.. ma questo ha portato competizione e ha migliorato le cose. Comunicazione semplice, diretta e soprattutto chiara.
La sinistra in questo e' sempre stata un disastro. E lo ha dimostrato con l'attuale finanziaria, pero' sta muovendo passi in quella direzione.
Basta vedere la presentazione del piano di attuazione del governo, ma soprattutto l'albero per le riforme economiche.

Sul primo c'e' molto da discutere riguardo la concretezza di alcuni bullet. Sul secondo invece, apprezzo lo sforzo e soprattutto il dettaglio.

Punto a favore di Berlusconi. E' grazie a lui che la politica sta cambiando sotto certi aspetti.

Giuliano




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14 novembre 2006

Dal Corriere: Intervista al Direttore dell'Economist

John Micklethwait, 44 anni, da otto mesi direttore dell’Economist, non apprezza gran che la Finanziaria del governo Prodi: troppe tasse, pochi tagli. Lascia però una porta aperta: succede di rado che le manovre in due tempi funzionino, dice, ma non si può mai dire, magari il 2007 sarà un anno di riforme. Nel complesso, comunque, «sentimenti contrastanti»; giusto mettere i conti in ordine, «ma la priorità sono liberalizzazioni che aiutino la crescita». Mr. Micklethwait, lei oggi ha pranzato con Romano Prodi. Qual è il suo verdetto? Fit to govern? «Sì, penso che sia adeguato a governare l’Italia. Nel 2001, di Berlusconi avevamo detto il contrario perché i suoi conflitti personali erano tali che non avrebbero potuto permettergli di governare. Alla fine, il risultato è stato peggiore di quanto avevamo previsto all’inizio ». Prodi dice che è un Paese impazzito. «Non credo che l’Italia sia impazzita.
Ci sono una quantità di cose positive nel Paese; l’economia privata, l’imprenditorialità, il life- style, le piccole e medie imprese che stanno riguadagnando competitività. Certo, la politica italiana può fare impazzire». La Finanziaria è forte sulle nuove entrate, debole sui tagli. «Avremmo visto più volentieri maggiori tagli di spesa che aumenti di tasse. Detto questo, occorre dare al ministro Padoa-Schioppa credito per il fatto di cercare di riportare il bilancio in ordine.È possibile, giusto possibile, che l’anno prossimo l’Italia rientri nei parametri finanziari europei e abbia una crescita maggiore. Mettere le finanze in ordine è una buona cosa, questo lato è positivo». Lei crede nella politica dei due tempi, prima i tagli poi le riforme? «Le politiche fatte in diversi stage sono pericolose. Di solito, il primo pezzo passa, non quello successivo. Ma come si può saperlo? In generale, per fare le riforme devi presentarti con tutti i cannoni scintillanti. Ma può anche essere che tra un paio d’anni si ricorderà questo passaggio come un periodo in cui si sono fatte le liberalizzazioni e risanati i conti». Lei ha incontrato anche Tommaso Padoa- Schioppa. Ha trovato un politico, ministro dell’Economia, o un banchiere centrale? «Posso dire di averlo trovato molto in controllo della situazione.
Molto diretto, conosce i numeri». Tutto sommato sembrate positivi su questa Finanziaria. «Dire positivi sarebbe spingere troppo. Abbiamo sentimenti misti. Mettere i conti in ordine va bene. Ma farlo attraverso le tasse e non attraverso i tagli non ci piace. Noi siamo un giornale e ci viene facile dirlo, il nostro istinto sarebbe stato quello di tagliare subito il settore pubblico. Credo che però serva una certa comprensione per un governo con una m a g g i o r a n z a molto piccola». A dire il vero, Standard & Poor’s e Fitch hanno declassato il debito dell’Italia, altro che comprensione. «Era la nostra aspettativa. Le agenzie di rating non possono considerare strutturali le entrate finché non le vedono. Non mi sembra ingiusto». Il governo Prodi è stato anche accusato di mettere troppo il naso negli affari di società private, nei casi Telecom e Au t o s t r a - de-Abertis. «Il fatto che Prodi venga dall’Unione europea, il cui fine è in fondo il superamento dei nazionalismi economici, e ciò nonostante si sia mosso in quel modo, ci ha creato nervosismo. Sono atteggiamenti che deploriamo ma bisogna dire che molti altri li hanno, in Europa. Comunque, sono stati cattivi segnali anche per chi potrebbe investire in Italia». C’è chi sostiene, nella City di Londra, che l’Italia potrebbe essere espulsa dall’euro, se non saprà fare le riforme. «Lo trovo altamente improbabile. L’Economist ne ha parlato solo per segnalare che è qualcosa di cui si discute». Come vede l’Italia a cinque anni? «Nessuno lo sa.Masarà molto importante quello che succederà nel prossimo anno- anno e mezzo».




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12 novembre 2006

E' un paese impazzito??

No, e' semplicemente l'Italia.
Da quanto tempo si dice che bisogna avere qualcuno che abbia il coraggio di fare cose impopolari pur di raddrizzare la situazione italiana? Da quanto tempo diciamo che si dovrebbe guardare al futuro e non al semplice orticello presente? da quanto tempo stiamo aspettando che ci sia qualcuno che dia una bella sterzata?
Bene, Prodi non sta rispondendo a tutte queste domande, pero' data la situazione in cui si trova il sistema politico ed economico italiano, sta facendo quello che e' serio fare. Cio' che Macchiavellisticamente e' il meno peggio. Perche' peggio sarebbe mantenere lo status quo. Quello status quo che dopo la caduta del governo Prodi nel '98 si e' protratto fino al 2006.
1- L'Italia ha bisogno di un netto e forte taglio delle tasse. L'Italia ha bisogno di essere competitiva e per esserlo sono le imprese che in qualche modo devono avvantaggiarsi per creare lavoro, benessere e condizioni favorevoli.
2- Per fare un serio taglio delle tasse (attenzione, parlo di serio taglio) bisogna mettere a posto i conti subito, ora. Perche'? Ma perche' l'Italia e' indebitata fino al collo. Perche' l'Italia a differenza di altri Paesi non puo' rimandare a un futuro lontano la copertura del taglio delle tasse. Se si facesse, si potrebbe assistere ad un tracollo immediato e all'uscita dall'Euro.
3a- Per mettere a posto i conti pubblici seriamente bisogna tagliare le spese e per tagliare le spese bisogna a-licenziare i dipendenti pubblici in surplus b-ridurre le spese pensionistiche e sanitarie, e di tutti i ministeri (ricerca, universita', interno, difesa, cultura etcc..), chiaramente in maniera strutturata e non con il macete
3b- Se non fosse possibile procedere al taglio delle spese e' necessario aumentare le tasse cercando di limitare l'impatto sullo sviluppo economico

Cosa ha fatto Prodi? 2 e 3b, con 1 spostato al prossimo anno. Cosa avrebbe dovuto fare?  2 e 3a con 1 il prossimo anno
Il problema dell'Italia e' che da qualunque parte lo guardi (destra o sinistra) nessuno vuole fare 3a. A destra Fini e UDC sono fortemente sostenuti dai dipendenti pubblici del Sud Italia e di Roma. A sinistra i sindacati alzano la voce per un qualunque cambio di status quo e 3 partiti (verdi, Pdci e Rifondazione) sono dipendenti dai sindacati. Non solo, tutti i ministri urlano appena si taglia il loro ministero. Qualunque esso sia. "ci sono troppe resistenze ai tagli"
Macchiavelli diceva di utilizzare la razio del Principe. Non importa come, ma cerca di raggiungere i tuoi scopi con qualunque mezzo, anche quello impopolare. "il fine giustifica i mezzi". Il popolo non capisce, ma per il bene del paese fai cio' che è necessario fare.

Prodi, Padoa Schioppa, Bersani e Visco si sono presi la responsabilità di fare una finanziaria seria, che forse, anzi sicuramente, non è quanto di meglio ci si possa aspettare; ma certamente è l'unica possibile date le condizioni. Loro ci hanno messo la faccia. Loro sono ora impopolari. Se dovesse passare probabilmente l'Italia capirà un domani. Se non dovesse passare,... si salvi chi può!!!




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3 novembre 2006

100% dalla parte di Prodi in questa piccola baruffa

Da Repubblica
ROMA
- E' scontro tra Silvio Berlusconi e Romano prodi. Per il Professore il suo predecessore "è un prepotente. E alla prepotenza si risponde con la democrazia". La farse è contenuta nell'ultimo libro di Bruno Vespa, "L'Italia spezzata", di cui sono state fornite nuove anticipazioni.

"Berlusconi - prosegue Prodi - ha una quantità di risorse illimitate per violare costantemente la legge. Sono completamente fuori legge, ma a loro della legge non interessa nulla".

Il presidente del Consiglio ricorre ad un aneddoto per sottolineare che Berlusconi "è come il signor Enea che andava a rubare l'uva. Il contadino protestò e lui non solo picchiava il contadino, ma ogni volta che passava lo obbligava a dire: signor Enea, vuole dell'uva? Lui è così. Semplicemente un prepotente". Non si tratta di affermazioni rilasciate da Prodi a Vespa, ma frasi che il conduttore tv afferma di aver ascoltato visionando in anteprima il documentario del regista tedesco Sebastian Kruger sulla campagna elettorale del Professore.

Immediata la replica del portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti: "Chi guida il peggior governo del dopoguerra non ha titolo per giudicare Berlusconi". "Berlusconi prepotente? - aggiunge Bonaiuti - Lo dice Prodi che con soli 23 mila voti di vantaggio e l'Italia spaccata in due ha occupato tutte le poltrone possibili e immaginabili, ha tassato i bot e i cct, il ceto medio, le aziende grandi e piccoli, i commercianti e i liberi professionisti, e ora si prepara a stangare il pubblico impiego e i pensionati".
Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Elio Vito, ha chiesto a Prodi di smentire immediatamente le affermzioni su Berlusconi. "Se non lo fa - ha dichiarato Vito - vuol dire che non ha il senso dello Stato e delle istituzioni per fare il presidente del Consiglio".




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20 ottobre 2006

Il Pensiero di Tremonti

Giusto mostrare anche il pensiero di Tremonti.... Nel prossimo post i miei commenti.
PS Il declassamento di Fitch e S&P deriva non solo da una finanziaria sgangherata, ma anche dalle finanziarie sgangherate dei precedenti governi

MILANO - «La valutazione negativa sull'economia italiana viene dai mercati. Ci hanno detto il debito pubblico italiano è cresciuto, l'avanzo primario va verso zero. In realtà l'economia non è andata bene e anche i conti pubblici non vanno bene. I conti italiani vanno meglio di quanto è stato detto e non sono allo sfascio, l'economia è in ripresa. Questo governo aveva la possibilità di andare oltre, con serietà, ma non l'ha fatto. Conteggiare il Tfr come mezzo di finanziamento è falso. Conteggiare la lotta all'evasione tra le entrate è sbagliato. Tutto il resto sono troppe tasse che deprimono l'economia» ha detto il vicepresidente della Camera Giulio Tremonti (Forza Italia) nella videochat del Corriere della Sera.
CONDONI E FINANZIARIA - «La sinistra ha fatto una battaglia sui condoni, poi ha fatto uno scandaloso condono sul lavoro nero» ha aggiunto Tremonti. «Io non avrei fatto una Finanziaria così sgangherata. Se uno va a vedere che cosa è necessario per mettere a posto i conti sono 15 miliardi di euro. Tutto il resto è fatto per fare politica» ha spiegato poi l'ex ministro dell'Economia.
GOVERNO E TFR - «Il governo è praticamente già caduto. Uno deve dire: "sto al governo per fare", non "se non sto al governo si torna a votare". Non si può governare con il sistema dei senatori a vita. E' l'unico caso in Europa.
Il Tfr non è del governo, ma ora ci mette le mani. Non vengono toccate le aziende con più di 50 dipendenti. Vuol dire che ora gli imprenditori si fermeranno a 49 dipendenti» ha aggiunto Tremonti.

PENSIONI E ALITALIA - Noi abbiamo fatto la riforma delle pensioni che è la migliore in Europa, mentre la sinistra è stata eletta dicendo che la smontava.
Io devo dire poi che le dichiarazioni su Alitalia non si fanno con Borsa aperta. Il piano industriale deve essere attuato» ha aggiunto Tremonti.

PRIMARIE - «Non credo che il meccanismo delle primarie sia quello giusto per il centrodestra. La finanza creativa è stata inventata dalla sinistra e dall'ex presidente della Repubblica Ciampi» ha detto il vicepresidente della Camera.

ALIQUOTA UNICA - «Il futuro verso cui andremo è quello dell'aliquota unica. La giustizia propria delle imposte progressive sarà data in futuro da maggiori e migliori servizi sociali» ha spiegato Tremonti.
AUTOSTRADE - Per quanto riguarda il caso Autostrade in Spagna è il capo del governo che impone le decisioni ai ministri, in Italia è l'opposto.
Se parliamo delle privatizzazioni diciamo poi che alcune sono state fatte bene altre male, come la Telecom e le Autostrade» ha aggiunto Tremonti.
STUDI DI SETTORE - «I problemi del Paese non si risolvono dispondendo solo del 50,00%. Gli studi di settore sono uno strumento giusto, vanno messi a posto. La logica giusta è quella di ridurre le aliquote per ridurre l'evasione fiscale» ha spiegato Tremonti.
GRANDE CENTRO - «Secondo me la politica in Europa è bipolare, vale a dire socialisti e popolari. Ci sono fasi in cui si mettono insieme, come è avvenuto in Germania, ma normalmente sono divisi. Io non credo al Grande Centro» ha aggiunto il vicepresidente della Camera.
POLITICA FISCALE - «Oggettivamente la politica fiscale è fatta da Visco. E' una politica che considero assolutamente sbagliata. Ha fallito dal '96 al 2000 con il record dell'evasione fiscale, fallirà ancora bisogna avere il coraggio di abbassare le aliquote fare riscossione seria, evitare il ricatto burocratico» ha spiegato Tremonti.
RICCHI - «Un governo che dice voglio fare pagare i ricchi ha lasciato invariata l'aliquota del 43% per i redditi massimi, ha lasciato fuori le Ferrari dalla tassa sui Suv, che ora peraltro non c'è più» ha aggiunto l'ex ministro dell'Economia.

RAI - «Togliere una rete alla Rai, vuol dire distruggere il patrimonio pubblico, la riforma Gentiloni la considero demenziale per l'interesse pubblico. Dietro quel disegno di legge c'è una logica di vendetta che distruggerà un bene pubblico, vale a dire la Rai» ha spiegato Tremonti.




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19 ottobre 2006

Chiesa non e' agente politico??

"La Chiesa non è agente politico"
Il Papa interviene al Convegno ecclesiale di Verona. "In Italia ondata di illuminismo e laicismo da contrastare". "No a forme deboli e deviate di amore, evitare leggi che indeboliscano la famiglia"


E meno male che non e' un agente politico....
Se facesse politica che direbbe o farebbe????

La cosa piu' positiva che questo governo sta portando (e purtroppo ne sta portando poche di cose positive, soprattutto lato economia, Sigh!!! :( ) e' proprio la sua "ondata di illuminismo e laicismo".


Che bello scontentare il Papa.




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2 ottobre 2006

L'inversione che non c'è - F. Giavazzi

Questa volta ho anticipato Giavazzi ;)

Più entrate, poche correzioni alle spese

"Prima della Legge finanziaria il disavanzo delle amministrazioni pubbliche per il prossimo anno (il cosiddetto disavanzo «tendenziale») era stimato intorno al 3,6 per cento del prodotto interno lordo (Pil), superiore di poco più di mezzo punto al limite di Maastricht. La Legge finanziaria lo porta al 2,8 per cento, una riduzione significativa, ma certo non «straordinaria»: nel 1992, un esempio spesso citato in questi mesi, la Finanziaria del governo Amato ridusse il disavanzo di oltre 4 punti di Pil. Per ottenere una riduzione «netta» di 0,8 punti (da 3,6 a 2,8) sarebbero stati sufficienti interventi (e cioè tagli di spese e aumenti di entrate) per circa 15 miliardi di euro. La Finanziaria invece ne prevede 33,4. Come vengono usati gli altri 18,4 miliardi? Circa 5,5 per finanziare la riduzione del cuneo fiscale e 13 per finanziare nuove spese. Tra questi, un po' più di 3 miliardi sono destinati agli aumenti contrattuali dei dipendenti pubblici. In complesso l'aumento delle spese ammonta a poco meno dell'un per cento del Pil. Nella legislatura passata la spesa pubblica al netto degli interessi era cresciuta di 2 punti in percentuale del Pil e le retribuzioni dei dipendenti pubblici erano cresciute, anno dopo anno, più di quelle dei dipendenti di imprese private. Se ci si attendeva un'inversione di tendenza nella spesa, e soprattutto nei comparti meno produttivi, in questa prima Finanziaria del governo Prodi non ve ne è segno.
Come si distribuiscono i 33,4 miliardi del totale degli interventi previsti nella Finanziaria tra nuove imposte e tagli di spesa? Qui il conto è più complicato e rimando i lettori alle tabelle e agli articoli pubblicati sul sito lavoce.info. In sostanza i tagli di spesa nell'amministrazione centrale dello Stato sono 5 miliardi. A questi vanno aggiunti i risparmi che potrebbero essere effettuati da Comuni e Regioni — soprattutto nella sanità — a fronte del taglio nei trasferimenti che questi enti riceveranno dallo Stato (7,7 miliardi). Risparmi ipotetici, in quanto Comuni e Regioni hanno la possibilità di evitare i tagli aumentando le imposte locali e molti lo faranno. Se si assume che solo la metà di quei 7,7 miliardi di minori trasferimenti si traduca in effettive riduzioni di spese, nel 2007 le pubbliche amministrazioni preleveranno dai cittadini, attraverso imposte a altre misure, 24,6 miliardi in più rispetto al 2006. Di questi, 5,5 verranno usati per ridurre il cuneo, 6,2 per abbassare il disavanzo e poco meno di 13 (come abbiamo già visto) per finanziare maggiori spese, a cominciare dal rinnovo dei contratti pubblici.
Tra le nuove entrate la Finanziaria iscrive 5 miliardi che deriverebbero dal trasferimento all'Inps di una quota del Tfr. Mi stupisce che il Consiglio dei ministri abbia firmato questo provvedimento che può apparire come un trucco contabile: si chiama entrata l'accensione di un debito verso i lavoratori dipendenti. Per non dire dell'effetto esiziale sui fondi pensione e sulla possibilità che il governo ha tanto evocato — anche in occasione della vicenda Telecom — di creare in Italia nuovi investitori istituzionali. E le riforme? «E' necessaria una forte correzione di bilancio compiuta soprattutto dal lato della spesa, riformando i quattro grandi comparti dai quali essa scaturisce: funzioni dello Stato centrale, rapporti tra questo e i governi locali, previdenza, sanità. Un'operazione ardua, non intrapresa da anni o decenni» (Tommaso Padoa- Schioppa, 21 agosto 2006). Non mi pare che questa prima Finanziaria vada nella direzione auspicata."




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1 ottobre 2006

Il governo Prodi: stupisce dove non ti aspetti, delude dove speravi potesse stupire

E' passato molto tempo da quando scrissi l'ultimo post. Sono passati quasi 5 mesi da quando Prodi si e' insediato a Palazzo Chigi. Ed ecco che i primi segnali direzionali dell'attuale esecutivo appaiono nitidi e contrastanti tra loro.
Alcuni sono squarci di sole in mezzo alla tempesta, altri invece rinnovata pioggia su un terreno ancora bagnato. I primi vengono dalla politica estera e dalle liberalizzazioni avviate. I secondi sull'intervento piu' o meno formale del governo nell'affare Telecom e dall'attuale finanziaria troppo orientata a incrementare le entrate e redistribuire il reddito piuttosto che a tagliare le spese e rilanciare l'economia.

E' innegabile riconoscere la rinnovata forza internazionale che l'Italia ha ricominciato ad avere, soprattutto in Medio Oriente (attualmente punto focale di ogni politica estera in tutti i paesi del mondo). La leadership nell'affare Libano ha riportato l'Italia nel gruppo dei paesi che contano, con un riconoscimento internazionale senza precedenti che prima era stato offuscato dalle gaffes e dagli atteggiamenti poco diplomatici del nostro ex Presidente del Consiglio. Jacques Chirac e' stato costretto a rincorrere la proattivita' del Governo Italiano nel mediare in Libano e attualmente la situazione nei territori occupati sembra persino sotto controllo, grazie all'intervento multilaterale guidato da D'Alema e Co. La politica estera sembrava essere il tallone di Achille del Governo, e invece, ad ora ha portato non pochi successi nella sacca del governo.
Delle liberalizzazioni ho discusso nel precedente post. Forse la profondita' delle riforme non offre un senso di conclusione alle disposizioni intraprese, pero' garantisce un punto di partenza chiaro e netto anche per la velocita' e sorpresa con cui sono state avviate.

Arriviamo invece alle note negative, che purtroppo hanno colorato di grigio quest'ultimo periodo.
L'intervento cosi' deciso e schietto di Prodi contro Tronchetti Provera e' chiaramente parso anacronistico. Per l'amor di Dio, le azioni di MTP appaiono oscure e incomprensibili, ma la via della diplomazia e del Lasseiz Faire del governo sembra essere rimasta nel dimenticatoio. La Telecom Italia non e' un'azienda pubblica. E' in mano ai privati che si devono confrontare con i mercati e solo da essi le loro azioni saranno giudicate. Il Governo, qualunque siano le ragioni, non puo' intervenire. Prodi ha secondo me sbagliato, e questa mossa mi ha stupito, soprattutto per i sentimenti liberisti e liberali hanno contraddistinto Prodi in tutta la sua storia passata. Inoltre le successive dichiarazioni/precisazioni e mosse mi sono sembrate una grande arrampicata sui vetri.

La finanziaria appena varata invece e' quello che ci si poteva aspettare da un Governo di sinistra. La finanziaria e' una finanziaria di sinistra (quasi estrema sinistra) in un governo che e' purtroppo vincolato dai parametri di Maastricht. Molto focalizzata a redistribuire il reddito, e poco verso quello che doveva essere il rilancio della economia italiana. Ma purtroppo e' proprio questo il problema. Personalmente ho votato il governo Prodi, perche' pensavo avesse il coraggio di affrontare meglio le riforme liberiste necessarie. Berlusconi ha fallito su tutti i fronti, lasciando inalterato il sistema Paese per 5 anni. All'Italia servono tagli strutturali. Bisogna ridurre il personale pubblico, si devono avviare tagli strutturali alle spese pubbliche, non si puo' continuare ad aumentare le entrate. O meglio, l'aumento delle entrate e' una soluzione, non e' la migliore.

Come giudicare in sintesi l'operato del governo? Che voto gli darei? Beh, se devo essere sincero, e consistente con le mie dichiarazioni pre-elettorali, ritengo che la politica estera sia la cosa meno importante per l'Italia di oggi. I problemi nostri sono altri, quei problemi che sono stati completamenti saltati nella Finanziaria. 5.5 e' il mio voto per ora.




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30 giugno 2006

Liberalizzazioni a Go-go...e meno male che ci sono i comunisti al governo

L'iniziativa non manca all'attuale governo.
Non si può certo parlare di immobilismo, visto che le riforme "liberiste" prospettate danno un netto taglio al passato.

Taxi, Banche, farmacie, notai, libere professioni... da quanto tempo si diceva che dovevano essere riformate?? Ora la direzione è quella giusta, basta che all'atto della votazione al Senato non ci siano le solite defezioni.

Ora Prodi dovrà dimostrare che non solo l'iniziativa è buona ma che si riesce a portarla a termine. Questo è il vero banco di prova.
Forza con i reali cambiamenti




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22 giugno 2006

...motivi diversi per dire no

da un carissimo amico di cui condivido molte cose... anche se lui non condivide molte delle mie cose ;)

"Ho letto quella roba che hai mandato sul referendum: non mi piace molto. Io ho gia` votato NO per il semplice motivo che nonostante abbia scavato un po' non sono riuscito ad avere un quadro sufficientemente completo e ho poca fiducia negli estensori dellla riforma che mette insieme troppe cose diverse. Se vuoi c'e` anche un motivo politico per votare NO: chiudere definitivamente l'esperieza disastrosa del governo Berlusconi. Detto questo condivido molte delle proposte, riduzione dei parlamentari e piu` potere all'esecutivo in testa. Questa storia della sovranita` parlamentare e` trita e ritrita, la verita` e` che da molto piu` spazio a lobby e contrattazioni. L'evidenza empirica dice chiaramente che i paesi dove il premier ha piu` potere sono piu` efficienti nell'allocare la spesa e il livello assoluto e` inferiore.
Questo NO e` anche il mio ultimo attestato di fiducia alla corrente maggioranza che purtroppo rappresenta alcune delle frange piu` conservatrici del Paese: se questo governo non riforma RADICALMENTE in tutti i settori e le istituzioni alle prossime elezioni non contino su nessuna fedelta`, votero semplicemente per il candidato e la coalizione che mi convincono di piu`, non importa quale. Questa volta cacciare Silvio era la priorita` ma non si puo` sempre vivere di emergenze, non esistono paesi perfetti ma c'e` un limite. Non ne posso piu` di sentire le stronzate sul sole, i beni culturali e il buon cibo che guarda casa sono lo slogan di Silvio....Tra l'altro ad un certo punto vorrei sapere cosa l'Italia offre a me cittadino all'estero se torno indietro... "




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21 giugno 2006

"Indegno di essere italiano"

Io provo a distrarmi e cercare di parlare di altro.. ma quando Berlusconi definisce chi vota No al referendum "indegno di essere italiano" qualcosa dentro di me inizia a bollire.. e mi devo scaricare. Lo faccio scrivendo, e quindi mi ritrovo a scrivere l'ennesimo post sul nulla.. cioè sulle parole di Berlusconi, che come nelle sue televisioni, sono di puro intrattenimento.

Cerco pertanto di portare un contributo positivo. Cerco di spiegare perchè voterò No al referendum sulla costituzione. Le ragioni sono diverse, sono di contenuto e di metodo.

Prima di tutto parto dalla convinzione che i problemi dell'Italia non sono di carattere costituzionale. I processi troppo lunghi, il lavoro nero, la poca competitività delle imprese italiane, gli sprechi e la difficoltà di governare sono problemi che possono e devono essere risolti al livello di legge. L'impianto costituzionale definisce gli equilibri (legislativo, esecutivo, giudiziario), e l'attuale riforma sposta vistosamente questi equilibri verso l'esecutivo e verso le istituzioni locali.

In secondo luogo la costituzione definisce le regole fondamentali su cui si fonda la Repubblica Italiana. Regole che stabiliscono le fondamenta da rispettare tutte le volte che viene stabilita una legge. Bene, proprio perchè stabiliscono le basi, è necessario che tali fondamenta siano solide, non contraddittorie e soprattutto condivise. Ebbene, l'attuale riforma se verrà approvata dovrà essere comunque modificata perchè: le sue basi non sono solide, sono contraddittorie e soprattutto non sono completamente condivise neanche dalle forze della ex-maggioranza (questo lo dice l'UDC, ma anche AN)
E' come se decideste di costruire una casa sapendo che a costruzione avviata, il progetto delle fondamenta dovrà essere modificato in corsa. L'attuale costituzione è durata (senza grossi scossoni) dal 1948. La domanda che ci dobbiamo fare è. L'attuale riforma ha la statura di poter durare altrettanti anni?

Poi il metodo usato è stato veramente ridicolo. Sapete che per creare la costituzione del '48 i padri costituenti si sono rinchiusi per mesi e sono usciti dai lavori con una costituzione condivisa da tutti: democristiani, comunisti, liberali, socialisti etc... bene, l'attuale riforma è stata fatta in quattro e quattr'otto da qualche avvocato che si è chiuso in qualche stanza che con un minimo (quasi nullo) dibattito ha presentato il piatto. Il tutto è stato fatto in camera caritatis senza nessun accordo con la vecchia opposizione. Premesso che l'attuale costituzione prevede quest iter art. 118 (4 volte a maggioranza semplice camera-senato-camera-senato + referendum), quindi del tutto legittimo, il principio non mi sembra corretto.

Qualcuno, superficiale, dirà che la riforma riduce i parlamentari. Sapete che quello è un solo articolo? Gli articoli che andrebbero modificati con questa riforma sono 56. E' come dire. Ti do un lecca lecca, ma poi ti inculo la mamma, la sorella, ti rubo i piatti e ti spacco le finestre...

Ultima cosa. Sapete chi sono i più grandi sostenitori della riforma costituzionale??? Calderoli, Bossi e Castelli. Loro si, invece, sono degni di essere italiani.






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16 giugno 2006

Ciampi: «Al referendum voterò no»

Se a qualcuno viene qualche dubbio sul voto al Referendum e sulla disastrosa riforma costituzionale, prego di contattare Carlo Azeglio e farsi spiegare perchè bisogna votare no...

La Costituzione.... la base della democrazia... non può e non deve essere modificata da una non-maggioranza che ha avuto come unico obiettivo quello di puro marketing. Se la Costituzione deve essere modificata, va fatto tutti insieme. Se non si riesce, purtroppo, va mantenuta come è... i mali dell'Italia non dipendono dal suo impianto costituzionale...




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9 maggio 2006

Da Libero: "Lo sciopero fiscale"

"L'ultima minaccia di Silvio Berlusconi ha dell'assurdo: «Se non ci sentiremo rappresentati non accetteremo di pagare le tasse. Noi siamo dei democratici ma non avremo paura di applicare tutto quello che la sinistra ci ha insegnato. Sapremo fare anche noi lo sciopero fiscale e ostruzione in Parlamento».

Ha dell'assurdo per varie ragioni, una di queste è che quando un lavoratore sciopera rinuncia al suo stipendio, mentre lo sciopero fiscale non comporta rinunce, a meno che non siano prondi a rinunciare anche a tutti i servizi pagati tramite la tassazione. Sarebbero pronti Berlusconi e i "suoi" nel fare lo sciopero fiscale a rinunciare alla luce, al gas, alla sicurezza, a poter camminare sul suolo pubblico, a potersi curare negli ospedali pubblici, a frequentare scuole pubbliche. Se venissero rapinati sarebbero pronti a subire senza andare a fare una denuncia alle forze dell'ordine, ecc. Gli esempi sarebbero troppi.

Non credo siano pronti alle rinunce, è una minaccia assurda, non ha ragione d'essere, non siamo più un Paese isolato, facciamo parte dell'Unione Europea, della Nato, se dovesse esserci un comportamento antidemocratico da parte di un governo vi sono organi e modi che possono intervenire. Le minacce da campagna elettorale stanno diventando sempre piu' irose e pericolose.

L'Italia si divide sempre di più, anche a causa di certe dichiarazioni prive di fondamento, non si può dire che l'Italia che produce ha votato una parte politica, significa dire che la politica non rappresenta più l'intera nazione, ma ogni forza politica rappresenta una "classe sociale", i ricchi del Nord da una parte e i poveri disoccupati del Sud dall'altra. Questo significa falsare la realta' con l'obbiettivo di creare tensione.

L'Italia ora ha bisogno di unità d'intenti, di forza e di coraggio. Tutti quanti dobbiamo e devono fare uno sforzo per cambiare questa situazione, non si può sperare di raggiungere importanti obiettivi se non c'è un accordo su larga scala, sia politica che sociale.

Ridurre il debito, rafforzare l'esportazione, rendere più competitivi i nostri prodotti, privatizzare in modo intelligente certi settori, tutto ciò non può essere fatto se non con un largo accordo. Come può esserci questo accordo se ogni motivo è buono per denigrare, offendere e demonizzare l'altro?

Dobbiamo migliorare l'Italia e spero non sia troppo tardi quando ci decideremo a farlo."




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8 maggio 2006

I nomi della CdL

Se è vero che la CdL ha fatto questi nomi (Franco Marini, Giuliano Amato, Mario Monti e Lamberto Dini), è necessario che l'Unione faccia una riflessione seria, perchè i quattro nomi proposti dall'opposizione sono assolutamente "condivisibili".
Vedo che si ripete il nome di Giuliano Amato e questa volta anche a destra. Forse l'accordo è stato veramente fatto..


"Dalla Cdl spunta il nome di Dini
"
"Secondo quanto si è appreso, nel vertice di Palazzo Chigi la Cdl avrebbe proposto alcuni nomi: Franco Marini, Giuliano Amato, Mario Monti e Lamberto Dini. Fassino, Rutelli e Levi avrebbero raccolto queste indicazioni della Cdl, riservandosi una risposta. In piazza Santissimi Apostoli sono ancora riuniti Prodi, Rutelli e Levi. A Palazzo Chigi è rimasto solo Letta; Fini e Casini hanno da poco lasciato la Presidenza del Consiglio"




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4 maggio 2006

Chi altro c'è in lista???

I nomi sono D'Alema, Amato e... ci deve essere ancora qualcun altro. Non è possibile che ci siano solo 2 nomi. Monti?
Mah, qualcosa non quadra. Una cosa è certa... se un accordo non si raggiunge D'Alema sarà alla velocità della luce il nostro Presidente della Repubblica e come detto nel post precedente la cosa non mi fa realmente eccitare




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3 maggio 2006

Grazie Ciampi, ma hai toppato

La risposta di Ciampi arriva forse un pò tardi. Se è vero che Ciampi aveva in qualche modo fatto presagire questa sua indisponibilità, è anche vero che probabilmente avrebbe dovuto essere molto più esplicito nel suo no molto tempo fa.
Ora ci si trova a 4 giorni di distanza senza una benchè minima convergenza su nessun altro nome.
Le quotazioni di D'Alema salgono, soprattutto perchè dall'altra parte Berlusconi dice "ora si converga su Letta" (proposta assurda perchè braccio destro di Berlusconi).

Io spero che la CdL affronti l'argomento in maniera un pò più "tradizionale", perchè non vorrei proprio D'Alema alla Presidenza della Repubblica. Significherebbe svalutare tale carica.




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3 maggio 2006

Sempre lui, pronto a salvare l'Italia



Speriamo che accetti. In alternativa Amato, che piace anche ad AN.
D'Alema sarebbe veramente una scelta pessima come Presidente della Repubblica. Non è la persona giusta come non lo sarebbe Berlusconi.




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19 aprile 2006

Pagliacci!!!!

Dopo la sentenza della Cassazione che dà la vittoria all'Ulivo, ecco le reazioni di Forza Italia e Lega

Bondi: "Restano riserve avanzate"

"Prendiamo atto della decisione della Cassazione, un giudizio contabile limitato alle schede contestate ed ai verbali ma che prescinde dalle schede annullate che sono più di un milione. Restano perciò impregiudicate le riserve che abbiamo avanzato e che continueremo a far valere nelle sedi opportune". Così Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia

Calderoli: "Esame Cassazione poteva essere più lungo"
"Attendo di vedere le motivazioni". Così il coordinatore della segreteria nazionale della Lega Nord Roberto Calderoli commenta il verdetto della Corte di Cassazione che ha proclamato la vittoria elettorale dell'Unione. L'ex ministro spiega: "Rispetto all'istanza nostra la risposta deve essere motivata. Quindi attendo di leggere cosa c'è scritto nei verbali. I tempi con cui sono arrivati i numeri, le istanze, le risposte -avverte - mi fanno pensare che l'esame avrebbe potuto essere un attimo più lungo".

Tremaglia: "Un senatore estero da Prodi a Cdl"

"Con soddisfazione dichiaro che, al Senato, la maggioranza di due voti, determinati dagli eletti all'estero a favore di Prodi, non c'è più". Lo afferma il ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia che all'Ansa assicura come un senatore eletto all'estero "che era stato segnalato per Prodi non vota più Prodi", annullando il vantaggio del centrosinistra a Palazzo Madama. Il ministro non fa nomi ("è un mio impegno personale, si saprà tra qualche giorno"), ma sottolinea come questo sia un "avvenimento che cambia le carte in tavola"

Tremonti: "Non riconosciamo ancora la vittoria dell'Unione"

Anche dopo il pronunciamento della Cassazione il centrodestra non riconosce ancora la vittoria dell'Unione alle elezioni politiche. Lo ha detto il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, nel corso della trasmissione Otto e mezzo su La7. Alla domanda del conduttore Giuliano Ferrara se la Cdl ancora non riconosca la vittoria del centrosinistra, Temonti replica: "Sì, è così". Per poi aggiungere: "Mi sembra che è l'applicazione della legge che prevede dei controlli, è una cosa da fare. Fatti questi controlli è giusto che chi ha vinto anche per un voto governi"

La Loggia: "Useremo tutti gli strumenti"
"Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione, compresa la verifica da parte della giunta delle elezioni della Camera e il preannunciato ricorso al Tar, per arrivare ad una verifica attenta del voto di aprile". Cosi, il ministro per gli affari regionali Enrico La Loggia traccia la strategia della Cdl. "Il fine ultimo - precisa La Loggia - è quello di avere un risultato certo e verificato, soprattutto nell'interesse degli elettori e dei cittadini che hanno il diritto di avere su questo il massimo della chiarezza"

Mancano solo Berlusconi e Bossi, e poi lo SHOW al Circo può iniziare







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19 aprile 2006

Berlusconi come Guzzanti

Il premier: "Sentenza già scritta ma dobbiamo fare il possibile"

mi viene in mente il famoso sketch di Guzzanti...
http://www.scafroglia.rai.it/Static/video/3/scafroglia_mafiosi_adsl_1.ram

Sarà che i metodi usati sono gli stessi...




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14 aprile 2006

Via al toto-Ministri - Fantagoverno Prodi

questa la mia prima bozza di governo... ci sono due mesi di riflessione... e' il sabato del villaggio ;)
giocate anche voi al FantaGoverno

Vicepresidente del consiglio - Letta
Difesa - Maccanico
Affari esteri - Rutelli
Politiche agricole e forestali - Realacci
Interno - Fassino
Ambiente e tutela del territorio - Scanio
Giustizia - Bonino
Infrastrutture e trasporti - Salvi
Economia e finanze - Tommaso Padoa Schioppa
Salute - Di Pietro
Attivita' produttive - Bersani
Beni culturali - Turco
Istruzione, universita' e ricerca - Melandri
Comunicazioni - Monaci
Lavoro e politiche sociali - Bertinotti




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14 aprile 2006

Nuova barzelletta di Berlusconi... conta Silvio, conta che ti passa!!!!

Berlusconi: "Aspetto vero computo voti"
Berlusconi non molla: "Aspetto il vero computo dei voti", dice il premier uscente che aggiunge: "Spero nella vittoria della Cdl".

"Se tornerei a fare il presidente del Milan? Veramente sono pronto a continuare a fare il presidente del Consiglio e sto aspettando col cuore in sospeso che vengano fuori questi benedetti risultati", ha aggiunto il premier. "Fino a questo momento - spiega Berlusconi al termine dell'incontro Milan-Inter - ci sono solo dati provvisori maturati nella concitata notte degli scrutini".


....e quando hai finito di contare le schede elettorali, conta le pecorelle che saltano lo steccato




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14 aprile 2006

Ricontiamo, il nuovo Show di Berlusca in prima serata

"Il numero delle schede contestate si riduce da 43.028 a 2.131 per la Camera dei deputati, e da 39.822 a 3.135 per il Senato della Repubblica"

Ora la preoccupazione è finita..
Quella di Berlusconi è e rimane una barzelletta.
Ora bisogna solo godersi lo spettacolo. Proporrei a Silvio di fare uno spettacolo in prima serata al posto di Zelig. Il nome dello Show lo ha scelto lui... "Ricontiamo"

Una volta si contavano i fagioli nella bolla di vetro. Ora nella bolla di vetro si potrebbero mettere le schede elettorali. Quante per la CdL, quante per l'Unione, e soprattutto quante nulle.

Quasi quasi lo propongo alla Endemol ;)

"Viva l'Italia, viva l'Italia "liberata",...."

Giuliano




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13 aprile 2006

Berlusconi vecchio ma bambino

Tutti tornano prima o poi ad essere bambini... e più si invecchia e più si regredisce.

Silvio ha perso... ha perso all'ultimo secondo contro un avversario che reputa "coglione", incompetente e stupido. Non è possibile che lui abbia perso 2 volte, dico 2 volte, contro Prodi.
Come si fa a perdere contro Prodi... non è possibile "Io sono più forte. Io sono il Caimano. Io sono Napoleone. Io sono Gesù Cristo. Non posso perdere contro quella faccia da c. di Prodi per la seconda volta".

Come dicevamo, la partita è finita e all'ultimo secondo Prodi l'ha messa nell'angolino.. anzi, io direi che c'è stato un bell'autogol (vedi seggi all'estero).

Ora Silvio, come i bambini, chiede di continuare a giocare... "dai un altro minuto... la partita non è finita .. dove state andando... tornate in campo..". Forse in questa metafora Silvio oltre a inveire inizia a saltare sul posto, digrignando i denti e stringendo forte i pugni.

E' una barzelletta... voglio credere che sia solo una barzelletta... e se cio non fosse???




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13 aprile 2006

Il golpe di Berlusconi

Se qualcuno ancora non se n'è accorto, Berlusconi si sta preparando a un Golpe... certo non è il classico golpe anni '60, ma un golpe alla Berlusconi. Un golpe che usa la comunicazione invece delle armi, e la delegittimazione mediatica totale invece della destituzione.

Sta preparando il campo al grande furto.
"Il voto deve cambiare" lui dice "Pensavate forse di esservi liberati di me?"
E' il Berlusconi diabolico del Caimano di Moretti.

Io mi sto preoccupando seriamente. Non so voi....


Però c'è un'altra possibilità.... che lui stia diventando la barzelletta di se stesso... non ci sono altre ragioni per quello che sta accadendo



   




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11 aprile 2006

Ci siamo.. ecco il nuovo Parlamento

Sarà dura..... ma... è bello anche così




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11 aprile 2006

Estero, all'Unione con molta probabilità 4 senatori

Salvo clamorose sorprese nello scrutinio degli ultimi enti per il voto degli italiani all'estero, l'Unione potrebbe ottenere altri 4 senatori, oltre ai 154 già eletti in Italia. A Forza Italia e alla lista 'Associazione Italiani in Sudamerica' andrebbe un senatore ciascuno. L'Unione potrebbe quindi avere al Senato 158 senatori contro i 156 della Cdl. Resta da vedere come si schiererà il senatore della lista sudamericana




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11 aprile 2006

L'Italia è un paese dell'America Latina

Alla fine l'America Latina deciderà le sorti dell'Unione.
Dopo che l'Emilia Romagna si è rivelata quel tanto che basta "poco comunista", dopo che il Nord si è rivelato "molto biscione", dopo che l'Italia si è trasformata in una grande Florida....

Bene l'America Latina deciderà se l'Unione potrà governare... a questo punto basterebbe anche un solo pareggio (tenendo conto che un seggio estero non sembra schierato, ma mi informerò), per far si che possa essere assegnato il mandato a Prodi.

Eventuali nuove elezioni? Berlusconi DISTRUGGEREBBE Prodi con una campagna elettorale TAM TAM per 3 mesi.. in barba alla par condicio.

Comunque per chi non lo sapesse, qui sotto è l'assegnazione dei seggi all'estero. L'America Latina diventa decisiva

Se avete novità in merito, siete i benvenuti

Art. 6.
1. Nell'ambito della circoscrizione Estero sono individuate le seguenti ripartizioni comprendenti Stati e territori afferenti a:
a) Europa, compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia;
b) America meridionale;
c) America settentrionale e centrale;
d) Africa, Asia, Oceania e Antartide.
2. In ciascuna delle ripartizioni di cui al comma 1 è eletto un deputato e un senatore, mentre gli altri seggi sono distribuiti tra le stesse ripartizioni in proporzione al numero dei cittadini italiani che vi risiedono, secondo l'elenco di cui all'articolo 5, comma 1, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti.
.......

Art. 11.
1. L'assegnazione dei seggi tra le liste concorrenti è effettuata in ragione proporzionale per ciascuna ripartizione, con le modalità previste dagli articoli 15 e 16.
2. Le schede sono di carta consistente, di colore diverso per ciascuna votazione e per ciascuna ripartizione; sono fornite, sotto la responsabilità del Ministero degli affari esteri, attraverso le rappresentanze diplomatiche e consolari, con le caratteristiche essenziali del modello di cui alle tabelle A, B, C e D allegate alla presente legge e riproducono in facsimile i contrassegni di tutte le liste di candidati presentate nella ripartizione. L'ordine dei contrassegni è stabilito secondo le modalità previste per le liste di candidati dall'articolo 24, n. 2), del testo unico delle leggi recanti norme per la elezione della Camera dei deputati, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1957, n. 361, e successive modificazioni. Accanto ad ogni contrassegno, nell'ambito degli stessi spazi, sono stampate le righe per l'attribuzione del voto di preferenza.
3. L'elettore vota tracciando un segno sul contrassegno corrispondente alla lista da lui prescelta o comunque sul rettangolo che lo contiene. Ciascun elettore può inoltre esprimere due voti di preferenza nelle ripartizioni alle quali sono assegnati due o più deputati o senatori e un voto di preferenza nelle altre. Il voto di preferenza è espresso scrivendo il cognome del candidato nella apposita riga posta accanto al contrassegno votato. È nullo il voto di preferenza espresso per un candidato incluso in altra lista. Il voto di preferenza espresso validamente per un candidato è considerato quale voto alla medesima lista se l'elettore non ha tracciato altro segno in altro spazio della scheda.




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11 aprile 2006

L'UNIONE VINCE, e Berlusconi fuori dai maroni

Sarà difficile governare.
L'Italia è spaccata a metà.
L'Unione vince alla Camera ma avrà vita dura al Senato.
Prodi non sfonda, ma Berlusconi è fuori dai maroni...

E... scusate se è poco!!!!!!...
L'Italia volta pagina.. ma con molta fatica!!! A me quasi veniva l'infarto...


Però posso tornare a dormire con il cuore in pace. Domani è un altro giorno. e Silvio non è più il mio Presidente.




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